Archivio della Società romana di storia patria vol. 147/I (2024) 2 – PANAINO
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Codice DOI: 10.61019/ASRSP_147_I_2
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Nicolò Panaino
Quale capitale per il fascismo? L’immagine di Roma e la ‘selvaggia’ provincia
L’articolo si pone l’obiettivo di riflettere sull’elaborazione dell’immaginario riguardante la città di Roma da parte del fascismo di provincia. Focalizzando l’attenzione sulla prima metà degli anni Venti e privilegiando il contesto bolognese, l’autore prende in considerazione la produzione culturale di un giornalista fascista, Giorgio Pini (1899-1987), che durante il regime rivestì incarichi di responsabilità in organi di stampa fascisti e fascistizzati. Attraverso la valorizzazione di fonti a stampa e degli scambi epistolari intercorsi tra Pini ed esponenti vicini a periodici come Il Selvaggio di Colle Val d’Elsa, l’articolo intende mostrare come la rappresentazione della capitale del Regno subisse delle oscillazioni rilevanti – da città in cui si annidavano i mali della ‘vecchia’ Italia a faro di una nuova civiltà –, cambiamenti connessi sia alla volontà del fascismo periferico di conservare ampi margini di autonomia rispetto al governo, sia al proposito delle gerarchie locali di difendere gli orientamenti intransigenti di fronte alle tendenze normalizzatrici presenti nel Partito Nazionale Fascista.
Which capital for Fascism? The image of Rome and the ‘savage’ periphery
The article reflects on the elaboration of imagery of the city of Rome on the part of provincial Fascism. Focusing on the first half of the 1920s and privileging the Bolognese context, the author considers the cultural production of the Fascist journalist Giorgio Pini (1899-1987), who held positions of responsibility in the Fascist and sympathetic press during the regime. Through the investigation of printed sources and correspondence between Pini and party members close to such periodicals as Il Selvaggio (Colle Val d’Elsa), the article demonstrates that the portrayal of the capital of the Kingdom underwent notable fluctuations, ranging from a city where the evils of ‘old’ Italy lurked to a beacon of a new civilization. These changes were connected both to the desire of provincial Fascism to preserve wide margins of autonomy with respect to government, and to the intent of the local hierarchies to defend intransigency in the face of normalizing tendencies in the National Fascist Party.
Archivio della Società romana di storia patria, 147/I
dicembre 2024, pp. 22