Archivio della Società romana di storia patria vol. 147/I (2024) 5 – ANTONELLI
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Codice DOI: 10.61019/ASRSP_147_I_5
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Cristiana Antonelli
Ripensare l’arte a Roma negli anni di guerra: la vicenda della Libera Associazione Arti Figurative (1944-1945)
Dalla primavera del 1944, nella Roma ancora occupata dalle forze nazifasciste, alcuni artisti iniziarono a riunirsi clandestinamente per elaborare una riorganizzazione sindacale e una ripresa dell’arte dopo la caduta del regime mussoliniano. In questo contesto nacque la Libera Associazione Arti Figurative, che coinvolse oltre settanta tra pittori e scultori. Il presidente Gino Severini, maestro delle avanguardie storiche di inizio secolo, aveva una visione moderna e sostenitrice di un serio rinnovamento dell’arte e dell’autonomia intellettuale degli artisti all’interno della società. Nei fatti, la sua prospettiva apolitica non era però condivisa da tutti e si vennero a creare fin da subito due schieramenti. L’insuccesso della prima e unica mostra del gruppo, allestita nel gennaio 1945 presso la Galleria San Marco, confermò l’impossibilità di raggiungere una vera conciliazione interna e, di lì a poche settimane, l’associazione si sciolse. Questa breve ma intensa vicenda – ricostruita grazie alla memorialistica e a inedita documentazione d’archivio – testimoniò il desiderio di tornare a fare di Roma un centro culturale moderno e di primo piano dopo il Ventennio fascista. Da un lato, essa rappresentò l’abbozzo di quei raggruppamenti che avrebbero dominato il panorama artistico del secondo dopoguerra italiano; dall’altro, dalle sue ceneri nacquero altre iniziative che avevano come ambizione la sprovincializzazione della cultura nazionale.
Rethinking art in wartime Rome: the case of the Libera Associazione Art Figurative (1944-1945)
In the spring of 1944, in a Rome still occupied by Nazi-Fascist forces, some artists began to meet clandestinely in order to plan a reorganization of their trade union and a revival of the visual arts after the fall of Mussolini’s regime. In this context, more than seventy painters and sculptors founded the Libera Associazione Arti Figurative. Its president, Gino Severini, was a master of the early 20th-century avant-garde and put forth a modern vision that advocated for a thorough renewal of the arts and for the intellectual autonomy of artists within society. His apolitical perspective was not shared by all members and the Associazione immediately split into two opposing factions. The failure of the first and only exhibition organized by the group, held in January 1945 at the Galleria San Marco, confirmed the impossibility of reaching an internal reconciliation, and after only a few weeks the association was dissolved. This brief but intense experiment – reconstructed through memoirs and unpublished archival documentation – testified to a desire to transform post-Fascist Rome into a leading modern cultural center. On one hand, it represented the early formation of those groups that would come to dominate the Italian postwar art scene; on the other hand, out of its ashes emerged other initiatives that similarly sought to de-provincialize Italy’s national culture.
Archivio della Società romana di storia patria, 147/I
dicembre 2024, pp. 21