Archivio della Società romana di storia patria vol. 147/I (2024) 6 – DI TRAPANI
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Codice DOI: 10.61019/ASRSP_147_I_6
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Maria Stella Di Trapani
La dea Roma nel Ventennio: fortuna iconografica di un’immagine fra tradizione classica e modernismo a Roma, Tripoli, Parigi e New York
Il saggio affronta la ricorrenza della figura iconografica della dea Roma – scelta per rappresentare non soltanto la capitale ma l’intera nazione – durante il Ventennio fascista, considerando l’ambito della storia delle esposizioni e adottando la chiave di lettura del rapporto arti-architettura. L’analisi si concentra su alcuni episodi peculiari individuati sia in Italia sia all’estero, che evidenziano il valore simbolico del ricorso alla figura rispetto all’affermazione della continuità ideale con l’impero romano. Tra i casi si distinguono quelli relativi a Roma – la scultura di Zanelli per l’Altare della Patria e le raffigurazioni della dea all’interno di due edifici progettati per l’E42 da Minnucci e da Libera –, i padiglioni italiani concepiti per le esposizioni parigine del 1925 e del 1931 da Brasini e quelli che richiamano più apertamente il modello romano del Campidoglio, ai quali è riservata particolare attenzione. Si tratta delle sculture poste a completamento del Padiglione della Fiera di Tripoli, progettato da Alessandro Limongelli nel 1929, e del Padiglione Italia, concepito dieci anni dopo da Michele Busiri Vici per l’Esposizione di New York, che esprimono pienamente l’ispirazione alla classicità e le istanze di modernità. L’approfondimento del caso tripolino consente, inoltre, di ricostruire formazione, rapporti e produzione dei professionisti coinvolti, ossia del già citato Limongelli e soprattutto di Amleto Cataldi, scultore attualmente trascurato dalla critica.
The goddess Roma during the Ventennio: the iconographic fortune of an image between the classical tradition and modernism in Rome, Tripoli, Paris and New York
The essay addresses the recurrence of the iconographic figure of the goddess Rome – chosen to represent not only the capital but the entire nation – during the twenty years of Fascism, using examples from the history of exhibitions and adopting as a heuristic the relationship between arts and architecture. Analysis focuses on some curious episodes in Italy and abroad, which together highlight the figure’s symbolic value in terms of affirming an idealized continuity with the Roman Empire. Among the most interesting cases are those connected to Rome – Zanelli’s sculpture for the Altare della Patria, the depictions of the goddess in buildings designed for E42 by Minnucci and Libera –, the Italian pavilions conceived by Brasini for the Parisian exhibitions of 1925 and 1931 and examples that openly recall the Roman model of the Campidoglio, to which particular attention is paid. These are the sculptures that completed the Pavilion of the Tripoli Fair, designed in 1929 by Alessandro Limongelli, and the Italian Pavilion conceived ten years later by Michele Busiri Vici for the New York Exposition, which fully express their classical inspiration and the demands of modernity. An in-depth study of the Tripoli pavilion also allows us to reconstruct the training, relationships and artistic production of the professionals involved, namely Limongelli and above all Amleto Cataldi, a sculptor currently overlooked by scholarship.
Archivio della Società romana di storia patria, 147/I
dicembre 2024, pp. 32